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	<title>L&#039;uomo senza tonno</title>
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	<description>Benvenuti nella mia gonzo-cucina. Stay Tuna.</description>
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		<title>Hamburger di spigola con limone, menta e sesamo &amp; carpaccio di zucchine marinate</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 19:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Sono un appassionato di hamburger. In tutte le fattezze, di qualsiasi materia, tranne di merda, hamburgero che è una meraviglia. Dopo aver sperimentato con legumi e conseguenti flati di tripudio, codesta sera mi immergo negli abissi. E tiro fuori una spigola. Che mi ritrovo, guarda caso, nel frigorifero. Inerme e consapevole del tuo tritevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/hamburger-di-spigola-con-limone-menta-e-sesamo-carpaccio-di-zucchine-marinate/&via=uomosenzatonno&text=Hamburger di spigola con limone, menta e sesamo & carpaccio di zucchine marinate&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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<p>Sono un appassionato di hamburger. In tutte le fattezze, di qualsiasi materia, tranne di merda, hamburgero che è una meraviglia.</p>
<p>Dopo aver sperimentato con legumi e conseguenti flati di tripudio, codesta sera mi immergo negli abissi. E tiro fuori una spigola. Che mi ritrovo, guarda caso, nel frigorifero. Inerme e consapevole del tuo tritevole destino.<span id="more-583"></span></p>
<p>In primis, però, <strong>preparo il contorno</strong>. Acchiappo <strong>una zucchina</strong> fuggitiva con zaino in spalla, la sbatto sul tagliere ne <strong>taglio fette sottilissime</strong> a prova di radiografia senza radio. Piccole e trasparenti sacre sindoni di zucchina con tutti i semini impressi a formare divinità varie ed eventuali. Insomma, sto a fare <strong>un carpaccio</strong>.</p>
<p>Senza <strong>marinatura</strong>, chemminchia di carpaccio è? Postomi questo inquietante ma non irrisolvibile quesito, mi industrio. Il <strong>succo di 2 limoni, 3 cucchiai di salsa di soia, 3 cucchiai di olio extrasatanista di oliva</strong>, <strong>emulsiono</strong> a più non posso che quasi mi si sloga il polso e, wa-tààààà, <strong>verso il tutto sulle fette di zucchina</strong> dissezionata che giacciono già dentro una ciotola di terra cotta. Copro con uno strappo di pellicola e <strong>metto in frigo per un&#8217;ora</strong>.</p>
<p><strong>Spigola</strong>. A noi due.</p>
<p>Ti ghermisco con malignità, impugno il mio coltello da pulizia-e-sfilettatura-del-pesce e via con le incisioni. <strong>T&#8217;eviscero</strong>, mia cara, non lo lascio fare al pescivendolo perché mi lascia sempre la merda dentro, e <strong>ti sfiletto</strong>. Ti sciaquo e parte da qui la parte più rompicoglioni. Dapprima t<strong>i delisco</strong>, o dolce spigolina, <strong>poi ti spello o desquamo o come cazzosidice e dalla moltipilcazione dei filetti di pesce, mi ritrovo 2 filetti che poi taglio a metà e diventano 4. </strong></p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-584" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Giunto a questo punto della fabula, ti devo triturare. Ma non ti frullo perché mi pare indegno. Prima <strong>cubetti</strong>, poi mezzicubetti, poi quarticubetti, per ottenere siffatta cubetteria.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-585" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/2-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Oh. Chebbello, ho già <strong>inumidito con acqua una fetta di pancarrè</strong> che adesso <strong>sbriciolo nella ciotola del pesce</strong> multicubista.</p>
<p>Ma non è mica finita. No no. Agguanto <strong>un limone, estraggo una fettina piccola e sottile, che trito</strong> e unisco al composto nella ciotola. <strong>Stessa cosa per 2 foglie di menta fresca</strong>. Trito, aggiungo.</p>
<p>Per preservare il sapore del pesce il più possibile: <span style="color: #ff0000;"><strong>a) non ammollo il pancarré nel latte bensì solo con acqua; b) non uso l&#8217;uovo nell&#8217;impasto.</strong></span></p>
<p>Ecco qui, la parte più cazzarra. <strong>Appallottolo il composto</strong>, estraggo due sfere (non palle) e <strong>le schiaccio</strong>. Con un bicchiere da birra prontamente rubato qualche settimana in un pub, do forma ai due medaglioni definendone i contorni. <strong>Cospargo entrambi i lati di entrambi gli hamburger con del sesamo</strong>.</p>
<p>Et voilà. <strong>Padella incandescente e foderata con un foglio di carta forno</strong> per evitare che, cuocendo, gli hamburger si disfino, oltre a emettere fumi che renderebbero questo posto un putrido covo infetto di miasmi di pesce e <strong>cuocio ambo i lati finché il sesamo non avrà creato una patina croccante e i bordi non siano bianchi</strong>.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-586" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/3-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Adagio sul piatto da portata gli hamburger, a cui ho aggiunto <strong>una presa di sale e un filo d&#8217;olio</strong>, e vi accosto accanto il carpaccio. Non sto qui a descrivere il sapore delicato del pesce che si combina con l&#8217;agrumato della scorza di limone e i sentori silvestri della menta. Non te lo dico perché te lo devi magnà, altrimenti sei uno sfighetto.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-587" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/4-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>S&#8217;abbina un bel <span style="color: #ff0000;"><strong>Black Angels</strong></span> del 2006, <span style="color: #ff0000;"><em><strong>Passover</strong></em></span>.</p>
<p><em><strong>Stay tuna!</strong></em></p>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Inguine allo Scoglio#12: Spezzatino Sabbathiano</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 18:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Se fosse una persona, il clima delle ultime settimane sarebbe uno di quei compagni di classe stronzi e secchioni che al compito di matematica non ti fa copiare, impedendoti di raggiungere quanto meno la sufficienza in pagella. Quello a cui daresti sprangate sulla nuca e gli urleresti i peggiori improperi nelle orecchie fino ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/linguine-allo-scoglio12-spezzatino-sabbathiano/&via=uomosenzatonno&text=L'Inguine allo Scoglio#12: Spezzatino Sabbathiano&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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<p>Se fosse una persona, il clima delle ultime settimane sarebbe uno di quei compagni di classe stronzi e secchioni che al compito di matematica non ti fa copiare, impedendoti di raggiungere quanto meno la sufficienza in pagella. Quello a cui daresti sprangate sulla nuca e gli urleresti i peggiori improperi nelle orecchie fino ad annientargli l&#8217;udito da qui all&#8217;eternità. Quello con la faccia inespressiva ma che cova invidia e te lo caccia nel culo con soddisfazione alla prima occasione. Un sacco dimmerda, per dirla in parole crude. <span id="more-578"></span>Ecco, alla pioggia e al freddo avrei dato calci in culo perché mi hanno impedito di stare quietamente in maniche corte, che è la sufficienza in pagella di questo periodo. Ma da due giorni l&#8217;ascella sudata è stata sdoganata e anche il pantaloncino. E così il compagno secchione è stato (giustamente) picchiato nel cesso della scuola. Vaffanculo, tempo dimmerda non riaffacciarti fino a settembre inoltrato, nonostante l&#8217;Uomo Senza Tonno sia tutto fuorché animale estivo.</p>
<p>Per non dimenticare però la tanto amata stagione invernale, riproduco ancora oggi in tavola pietanze da scorta di grasso, neanche fossi una foca col visto per migrare verso l&#8217;Artico. Sono gli ultimi riflussi gastroesofagei prima di una dieta estiva fatta di tante verdurine acquose e sali minerali e gelati e tutte quelle menate che consigliano i telegiornali nei loro servizi riempitivi quando non hanno più omicidi da pubblicizzare.</p>
<p>Quindi, quest&#8217;oggi, come indica già il titolo, ho fatto lo Spezzatino. Spezzatino godereccio, diobòn. E Sabbathiano, perché dalle casse imperversano Osbourne &amp; Iommi &amp; Compagnia. Basta musica da checche hipster. Riprendiamoci la virilità timpanica, almeno quella.</p>
<p>Fanculo (perfetta parola per chiudere un periodo e cominciarne subito dopo un altro, ovvero quello della descrizione del processo che porta alla natività dello Spezzatino Sabbathiano)</p>
<p><strong>Preparo un brodo vegetale con una cipolla, un gambo di sedano e una carota</strong>. Il tutto immerso nell&#8217;acqua, come fanno le persone civili. Roba tradizionale, insomma.</p>
<p>Nel frattempo <strong>taglio una zucchina a cubetti</strong> e mi compiaccio delle perfette simmetrie create. Da Pablo Picasso quale sono in questo istante, <strong>passo la carne nella farina</strong>: semi-panarla mi serve per ottenere <strong>un bel sughetto cremoso</strong> alla fine della fiera.</p>
<p>Quando il brodo bolle, in una pentola verso <strong>4 cucchiai di olio extrasmadonnato di oliva</strong>, e vi depongo un <strong>trito di cipolla e uno spicchio d&#8217;aglio, un rametto di rosmarino e un paio di foglie di salvia</strong>. Accendo la fiamma come un Inca che chiede un interventi divino, <strong>faccio imbiondire</strong> <strong>il soffritto e verso la carne</strong>, che<strong> rosolo</strong> sigillando finché la parte esterna non sarà ben &#8220;sigillata&#8221; in modo che, una volta aggiunto il brodo, sia impermeabile e non perda i succhi. <strong>Verso anche le zucchine e una scatola di piselli precotti e sfumo con mezzo bicchiere di vino rosso</strong>.</p>
<p>Comincio con le <strong>mestolate di brodo fino a coprire la folla asserragliata dentro la pentola</strong>, <strong>poi lascio andare a fiamma media per circa 20 minuti</strong>. Nel frattempo, scrivo questo post. Ci vogliono 20 minuti per scrivere ste cazzate, ci crederesti mai? <strong>Una volta ridotto il brodo</strong>, finito il post e <strong>ottenuta la cremina, con le verdure ben disfatte che hanno contribuito alla nascita del Brodino Cremoso, aggiusto di sale, trabocco una macinata di pepe nero</strong> e vai con la digestione sudoripara.</p>
<p>Mi sparo un disco dei <strong>Black Sabbath</strong>, ovviamente, che ci sta sempre bene con il Black Spezzatinoth: <span style="color: #ff0000;"><strong>Sabotage</strong></span>, erano secoli che non lo ascoltavo.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/06/Spezzatino.jpg"><br />
</a><em><strong><br />
</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Inguine allo Scoglio #11: Cotoletta di ceci</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 19:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il primo piatto non si scorta mai]]></category>
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		<description><![CDATA[Tweet Ma, qualcuno può sciogliere la prognosi sul nuovo disco di John Grant? E&#8217; una settimana che tento di stendere una mezza recensione, ma il Giovanni mi sfugge di mano con questa sua virata electro-pop. Insomma, ste canzoni, sotto il velo elettronico intessuto da Birgir Þórarinsson dei Gus Gus, fanno cagare o no? Resisteranno alle intemperie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/linguine-allo-scoglio-11-cotoletta-di-ceci/&via=uomosenzatonno&text=L'Inguine allo Scoglio #11: Cotoletta di ceci&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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									</div></div><p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/04/Cotoletta-di-ceci.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-574" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/04/Cotoletta-di-ceci-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Ma, qualcuno può sciogliere la prognosi sul nuovo disco di John Grant? E&#8217; una settimana che tento di stendere una mezza recensione, ma il Giovanni mi sfugge di mano con questa sua virata electro-pop. Insomma, ste canzoni, sotto il velo elettronico intessuto da Birgir Þórarinsson dei Gus Gus, fanno cagare o no? <span id="more-572"></span>Resisteranno alle intemperie o ci faranno venire una diarrea psichica a tutti quanti nel breve arco di un breve arco? La ripetizione è voluta. Ci sono episodi che mi mandano in catalessi, vedi <strong><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xIxZZdYPh3Q" target="_blank">GMF</a></span></strong>, così reiterata e faticosa che persino Ercole accuserebbe qualche sfogo cutaneo. Però c&#8217;è altra roba che mi fa frizzare i neuroni, la <strong><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ux1fglC0aT0" target="_blank">title-track</a></span></strong> ad esempio, monotona per quanto possa essere, ma ha quell&#8217;aria minacciosa che avevo rintracciato lo scorso anno in quel gioiello firmato Mark Lanegan, <strong><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zP5GWYXp4d0" target="_blank">The Gravedigger&#8217;s Song</a></span></strong>. Oh, io ci penso ancora un po&#8217;, non si sa mai, poi va a finire come Panopticon degli Isis che non me lo levo dalla testa neanche quando fischietto Gatto Panceri mentre faccio il bidet. Comunque sia, menomale che ci sono i <strong><a href="http://www.ilcibicida.com/recensioni/clutch-earth-rocker/" target="_blank">Clutch</a><span style="color: #ff6600;"> </span></strong>che ce l&#8217;hanno più grosso di chiunque altro.</p>
<p>Caro e cara alla lettura, sperimento. Non so cosa, ma sperimento. L&#8217;importante è dire che si sperimenta anche quando non si sa fare una beata minchia. La migliore delle occupazioni da social network è fingere di essere occupatissimi e creativi perdendo tempo sul social network e condividendo foto e quadri di altri. Non è bellissimo?</p>
<p>Cristo, sempre a far polemica, Giarratà. Oggi te la pigli con Grillo, domani con Instagram, dopodomani con le catene di cibo biologico che ti rubano denari a più non posso, il giorno successivo persino coi peli delle tue stesse ascelle. E, come al solito, prima di parlare di cucina, ti fai 1500 battute di cazzi tuoi. Suvvia, basta, parlaci di cosa hai cucinato stasera.</p>
<p>Hai ragione, rompo sempre il cazzo. Io, Uomo Senza Tonno, quest&#8217;oggi, mosso da una crescente vena vegetariana, mi sono sparato una no, ma anzi, due cotolette di ceci.</p>
<p>Sacrilegio! urleranno i macellai. Omosessuale! urleranno amici e colleghi.</p>
<p>Andate affarinculo, risponderò io.</p>
<p>Bene, come le ho preparate queste cotolette che, essendo cotolette sono fritte? Perché non è che mangiare vegetariano significa per forza verdurine lesse e scondite. Oh, Italia, sveglia!</p>
<p>Quindi, stavo dicendo, prima che vilipenda qualche santo con i primi improperi che mi passano a portata di lingua.</p>
<p>Le manovre sono le solite di sempre: apro una <strong>scatola di ceci già cotti</strong>, che voglia di stare 12 ore ad aspettare che si ammorbidiscano non ne ho, <strong>li passo sotto il getto d&#8217;acqua</strong> del mio favoloso rubinetto, non quello, quell&#8217;altro, quello della cucina, <strong>li asciugo e li verso in una ciotola</strong>. <strong>Aggiungo qualche aghetto di rosmarino</strong>. Solo questo.</p>
<p>E poi: <strong>Frullo!</strong> con la consueta onomatopea, frlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrl, e <strong>non appena la purea è compatta</strong>, <strong>aggiungo un cucchiaio di grana grattugiato</strong>. Niente uovo altrimenti la faccenda qui si rammollisce e invece la appena accennata faccenda dev&#8217;essere a prova di cementificio. <strong>Creo una palla compatta che poi schiaccio a mo&#8217; di fetta di carne</strong>.</p>
<p>Sì, lo so che mi insultate, carnivori, sono ancora uno di voi, ma non trucidatemi lo scroto con le vostre paranoie, su su.</p>
<p><strong>Rompo e sbatto un uovo</strong>, <strong>prendo la farina e il pangrattato</strong>. Che ci faccio con tutti sti cari compari? <strong>GLIELA PANO!</strong></p>
<p><strong>Prima farina, poi ovetto, poi pangrattato</strong>. Bum. Oh, farina di grano duro, mi raccomando, che la panatura così si trasforma in carapace.</p>
<p>Ovviamente, quel grandissimo figlio di meretrice dell&#8217;uovo ammorbidisce l&#8217;amalgama e, mentre lo passo nel pangrattato, si creano delle crepe, ma io alzo il medio e, caparbio, suturo ogni lesione. Come dicevano i Sioux: Suca</p>
<p><strong>Olio extravergine d&#8217;oliva in padella</strong>, perché sono puzzone e meridionale e non è detto che debba per forza friggere col burro e trasformare il sangue che ho nelle vene in glassa ematica.</p>
<p>Posso passare al momento cruciale.</p>
<p>Strafriggo come un caino. sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh-sfrsh.</p>
<p>Ancora sfrigolante, la cotoletta s&#8217;accomoda sul piatto, leggermente salata e pronta per farmi fare tanti bei superburp! Per alleggerire lo spartito, gli spruzzo addosso una bella vagonata di maionese e posso così benedire tavola e appendicite.</p>
<p>Ovviamente, ascolto John Grant. Non c&#8217;era neanche da chiederlo.</p>
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		<title>Sformato di cavolfiori, stracchino e zafferano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 12:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Oh, non farmi dimenticare di rinnovare il dominio del sito. Per cortesia. Che quelli della piattaforma dove mi sono annidato ce li ho alle calcagna, ogni 3&#215;2 mi inviano email di rinfresco della precaria memoria. Mettitici anche tu, mi raccomando, lasciami un asettico post-it sul frigo, o una scritta col rossetto sullo specchio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/sformato-di-cavolfiori-stracchino-e-zafferano/&via=uomosenzatonno&text=Sformato di cavolfiori, stracchino e zafferano&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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<p>Oh, non farmi dimenticare di rinnovare il dominio del sito. Per cortesia. Che quelli della piattaforma dove mi sono annidato ce li ho alle calcagna, ogni 3&#215;2 mi inviano email di rinfresco della precaria memoria. Mettitici anche tu, mi raccomando, lasciami un asettico post-it sul frigo, o una scritta col rossetto sullo specchio del bagno. Ci tengo.<span id="more-554"></span></p>
<p>Caro lettore, ti ho abbandonato. Sono un barattolino di merda, è vero. Ma sto concentrando tutti i miei sforzi mentali, ti lascio immaginare quanti, per gli arrangiamenti del primo Ep del mio progetto solista. Ci tengo tanto a non far uscire delle autentiche cagate cosmiche, e di cervello ne ho uno solo. E di tempo meno di uno. Sono così concentrato su questo dischetto che ho il fango in casa, devo scavalcare cancelletti di indumenti disseminati per terra, dribblare colonne di sacchetti di differenziata, combattere contro strani organismi a 21 teste sgorgati dal lavandino o dal cartoncino di farina dimenticato in dispensa. Ho pure ritrovato ossa fossili di un enorme rettile dell&#8217;Oligocene ma non ti svelerò il nome dell&#8217;esemplare prima di aver rivenduto l&#8217;esclusiva al National Geographic.</p>
<p>E&#8217; una vita dimmerda quella dell&#8217;artistoide sfigato che non ha mamma&amp;papà che ti pagano l&#8217;accademia o lo studio di registrazione o anche solo l&#8217;affitto di casa. Ma lo posteggerò nelle chiappe a tutti gli artistoidi allattati dalla mammella-bancomat di famiglia. Il topo disse alla noce: dammi tempo che ti faccio il buco.</p>
<p>Ah. Non mi dilungo troppo. Anzi, non mi dilungherò troppo dopo aver accennato a un&#8217;esperienza ultraterrena in cui mi sono imbattuto la scorsa settimana. Niente sodomie aliene. Niente esperimenti di telecinesi. Di più.</p>
<p>IL CONCERTO DEGLI SWANS A MILANO.</p>
<p>Se ci fosse libertà di bestemmia in questo paese che si eccita alla vista di un nuovo papa furbetto, tirerei un porconis carpiato, ma eviterò. Assistere a un live degli Swans è come costringere la propria anima a suicidarsi mentre il corpo si tagliuzza ogni parte. Gesù. Sono fuggito dopo 2 ore e 40 minuti di feedback ed esplosioni e stacchi reiterati e chitarre digrignanti non per pavidità, ma perché altrimenti nessun tram mi avrebbe ricondotto nella mia magione, quella dalla quale, da sopravvissuto, scrivo queste affaticate parole. Ti giuro che c&#8217;era gente che fuggiva dalle prime file in preda all&#8217;isteria, uno è stato per 20 minuti pieni inginocchiato con le dita a tapparsi le orecchie. Per la prima ora e mezza sono stato rapito da trip mentali meravigliosi, poi l&#8217;effetto della birra rossa doppio malto è svanito e mi sono ritrovato a fare i conti con la veemenza cosmica di Michael Gira e soci, gente bastarda come poche che rendono i concerti un&#8217;esperienza fisica ancora prima che acustico-mentale. Non posso andare oltre, non c&#8217;eri, non potrai mai capire. Mi dispiace.</p>
<p>Piuttosto, in questo periodo di latitanza ho sfornellato pochissimo. Ma sono pronto a risorgere prima che lo faccia JC-Superstar la prossima domenica. Ti presento una recente invenzione, perfezionata nei secoli dei secoli. AbramoIsaccoAgamennone!</p>
<p>Mi sgranchisco le pinne e ti rivelo questa ricetta più segreta della Coca-Cola, che tanti rutti fa far. Aguzza il pinnacolo:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>SFORMATO DI CAVOLFIORI</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>CON</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>ZAFFERANO</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>E</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>STRACCHINO</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>HAI CAPITO?</strong></span></p>
<p>Scusa, il nome della ricetta era finito una riga fa.</p>
<p>Orbene, non cagarmi il cazzo e leggi attentamente e non dire che i cavolfiori non ti aggradano perché giuro che ti estrometto da questa Loggia Massonica di Gran Petatori.</p>
<p>Prendi penna e calamaro e segna sti ingredienti, va&#8217;! Per una persona, io, unico sfigato, poi tu moltiplica anche per il-lo-la tua-tuo amante-amanto.</p>
<ul>
<li><em>170 g di cavolfiore</em></li>
<li><em>2 uova</em></li>
<li><em>90 g di stracchino fresco, non strichnina, tossico che sei</em></li>
<li><em>zafferano: dei pistilli vari, altrimenti una bustina. Lo so che costa.</em></li>
<li><em>menta secca quanto ne vuoi</em></li>
<li><em>sale, per curare l&#8217;ipertensione</em></li>
<li><em>pepe, macinate a godimento</em></li>
<li><em>burro, quel che serve per imburrare la cocotte. Ah, i fiocchetti in superficie</em></li>
<li><em>pangrattato</em></li>
<li><em>grana grattugiato</em></li>
</ul>
<div>E&#8217; tutto così semplice che quasi mi vergogno a descrivertelo perché dovresti arrivarci da solo. Ma comunque, la mia missione sociale è questa: sparare cazzate col mitra della mia collaudata tastiera QWERTY.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-556" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/2-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div></div>
<div>Osservo il <strong>cavolfiore</strong>, lo annuso, lo accarezzo, gli sussurro dolenti parole di cordoglio, dato che giace esanime sul mio piatto. Lo amputo, gli <strong>stacco una parte corrispondente a 170 grammi</strong> gravitazionali terrestri da Pianura Padana, lavo l&#8217;arto amput-arto e lo seziono ulteriormente in ulteriori frattali. <strong>La pentola spumeggia poggiata sul fornello, sguish, il cavolfiordo va a farsi l&#8217;idromassaggio per 15 minuti filati</strong>.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-557" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/5-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div>Mentre l&#8217;incremento termico agisce sulla consistenza del cavolfiocco, estraggo dal suo sacro involucro lo <strong>stracchino</strong> e lo guardo. Basta, &#8216;cazzo ci devo fare? Riporlo in una ciotola? Yes, ai chen. Lo faccio quindi.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-558" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/3-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div>Dall&#8217;apposito ripiano del frigorifero, ma solo dopo essermi pettinato le sopracciglia, tiro fuori <strong>due uova</strong>. Ne disintegro la scorza scaraventandoli sul muro. La colatura mucosa dell&#8217;albume e viscosa del tuorlo viene giù dal muro per adagiarsi in un&#8217;altra ciotola. E&#8217; in questo preciso momento che <strong>mi armo di frusta e batto la colatura dell&#8217;uovo kamikaze</strong>, a cui <strong>addiziono del sale e della menta secca</strong> perché-questa-ho-a-casa. Se avessi avuto foglioline profumate di menta fresca ne avrei fatto un trito. Ma non ne ho, niente obiezioni.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-559" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/4-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div></div>
<div>Finita la gita alla spa,<strong> i cavolfrolli si fanno scolare e passare sotto l&#8217;acqua fredda senza alcuna resistenza</strong>. Bravi bimbi.</div>
<div></div>
<div><strong>Zafferano</strong>, tu mi costi un rene, un polmone e ambo le palpebre. Io<strong> ti verso</strong>, polverizzato come sei dentro una bustina, <strong>in un pentolino d&#8217;acqua calda e, una volta stemperato</strong>,</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-560" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/6-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div></div>
<div>glu glu gli, <strong>ti verso sullo stracchino, che ho già ridotto in una poltiglietta</strong>. <strong>Mescolo con ardore e sudore e ottengo una cremina</strong> dal vago colore emetico. Che somiglia tanto a quello dell&#8217;uovo battuto, tant&#8217;è che mi domando perché continuare a tenerli separati?</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-561" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/7-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div></div>
<div>Infatti <strong>attendo che lo stracchino si freddi</strong> per evitare che versandolo sull&#8217;<strong>uovo</strong> si formino grumi, e poi sì, <strong>lo verso e amalgamo per ottenere un composto omogeneo a cui aggiungo i cavolcazzi</strong>.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-562" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/8-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div></div>
<div><strong>Imburro le pareti di due cocotte, appiccico il pangrattato e verso il composto, che ho già aggiustato di sale e pepe</strong>. <strong>Cadono accidentalmente dei fiocchetti di burro sulla superficie, a sua volta spolverizzata con pangrattato e grana grattugiato</strong>.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/9.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-563" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/9-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div></div>
<div>Le porte del<strong> forno</strong> si spalancano e io ci ficco le cocotte: <strong>200 gradi, 35 minuti</strong>. Il tempo può variare, per constatare la cottura basta infilzare di tanto in tanto lo sformato con uno stuzzicadenti per verificare che non sia troppo umido all&#8217;interno.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/10.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-564" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/03/10-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></div>
<div></div>
<div>Resterà morbido dentro, croccante in superficie, vagamente dolciastro per via dei cavolfritti ma con quella nota acidula data dallo stracchino e quella carezza speziata conferita dallo zafferano. Se non lo prepari e non mi dici come t&#8217;è venuto, ti mando in parlamento coi grillini. Te lo sconsiglio.</div>
<div></div>
<div>
<ul>
<li><strong><span style="color: #ff0000;">Il Disconsiglio</span></strong>: cosa ci si potrebbe abbinare. Un disco frizzante vagamente fruttato o un fermo che sgrassa il padiglione auricolare? Io abbinerei belle melodie e atmosfere austere, nonostante forse i tamburi etnici si sposerebbero meglio con lo zafferano. Ma ammecchemmennefotte? Nulla. Si consiglia quindi un: <strong><span style="color: #ff0000;">Anna Von Hausswolff, <em>Ceremony</em></span></strong>, annata 2012</li>
</ul>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>stay tuna!</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Inguine allo Scoglio #10: Hamburger di fagioli (rossi)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 20:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/linguine-allo-scoglio-10-hamburger-di-fagioli-rossi/&via=uomosenzatonno&text=L'Inguine allo Scoglio #10: Hamburger di fagioli (rossi)&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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									</div></div><p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/01/hambruger-fagioli.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-547" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2013/01/hambruger-fagioli-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Il sostantivo del post-vacanze è: <strong>Depurazione</strong>. Via i lardosi residui accumulatisi dopo riti tribali parentali con cotechini danzanti abbigliati con paillettes di lenticchie stracotte nella pancetta; addio bradicinetici movimenti conseguenze di creme mascarponate che trasformano il sangue in gelatina all&#8217;amarena; goodbye and we&#8217;ll never see again alle torture digestive e alla consapevolezza che le pareti dell&#8217;intestino siano davvero <em>troppo </em>elastiche e le senti allargarsi quando affluiscono in meno di un&#8217;ora piani e piani di lasagne besciamellose, filetti alla Wellington avvolti in burrosi abbracci di pasta sfoglia, vitelli tonnati, vitelli mai nati, vitelli partiti, vitelli tzé tzé.<span id="more-545"></span></p>
<p>Prima di continuare volevo rivolgere <strong>un applauso alla Stella Cometa</strong> che anche quest&#8217;anno non s&#8217;è smarrita e ha condotto i tre Re Magi dritti dal bambinello, ansioso di ricevere i loro regali di cui non se ne farà un cazzo nei prossimi capitoli di tutti e quattro i vangeli. Hanno tutti festeggiato con <strong>bue alla griglia e stufato d&#8217;asinello</strong>. Con cous-cous d&#8217;accompagnamento, per non rinnegare le tradizioni mediorientali.</p>
<p>Dicevo, post vacanze &amp; depurazione. Il programma dell&#8217;Uomo Senza Tonno, atleta nello spirito e sulla tastiera del pc ma non con le fibre muscolari, a parte quelle mandibolari, procede a gonfie vele. Gonfissime, così come le lenzuola che di notte, ogni tanto, scoppiettano in un campo di mine. La rosa dei venti di casa mia registra maestrali nell&#8217;angolo cottura, libeccio in prossimità della doccia, grecale intorno al camino e bora ininterrotta che si tramuta in vortice cremisi nell&#8217;abisso dell&#8217;Innominabile Regno del Re Cesso.</p>
<p>La depurazione prende il nome di broccoletti, di cavolfiori, di cicoria catalogna scottata con olio e peperoncino, zuppette gerontofile, carciofi come se diluviasse, insalate amare (radicchio e cicorino i prediletti) e l&#8217;immancabile effluvio di legumi. Non pago del pranzo di oggi, in cui la Depurazione è stata mitigata da qualche strato di pasta sfoglia, stimolato dalla costante necessità di avere ulteriori <em>stimoli</em>, ho sapientemente preparato, per poi aver degustato:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Hamburger di fagioli.</strong></span></p>
<p>Fagioli <strong><span style="color: #ff0000;">Rossi</span></strong>.</p>
<p>Gnamme.</p>
<p>Oh, sono così facili da fare che quasi mi vergogno a raccontartelo. Ma te lo racconto, dato che finora ho cincischiato col mio solito cumulo di minchiate arcuate.</p>
<p>In primis, <strong>apro una scatola di fagioli rossi precotti</strong> (non ho voglia di contemplare la pentola &#8211; non a pressione &#8211; per 2 ore) <strong>da 125 grammi netti</strong>, li verso in uno scolapasta per sgocciolarli e li sciacquo. Li agito per bene e li asciugo con un panno carta assorbente.</p>
<p><strong>Riverso in una ciotola</strong>. <strong>Trito alcuni aghetti di rosmarino</strong> che aggiungo ai fagioli. Poi, sempre nella ciotola, scaravento:</p>
<ul>
<li><strong><em>un uovo</em></strong></li>
<li><strong><em>un pugno di pangrattato</em></strong></li>
<li><strong><em>un cucchiaio di grana grattugiato</em></strong></li>
<li><strong><em>un cucchiaino e mezzo di senape antica</em></strong></li>
<li><strong><em>una macinata di pepe nero</em></strong></li>
</ul>
<p>Allaccio il grembiulino di sicurezza, impugno la mia spada laser che si chiama <strong>mini pimer</strong> e frlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrlfrl</p>
<p>insomma,<strong> frullo tutto il microsistema racchiuso nel microuniverso della mia ciotola Ikea</strong>. Li frullo tutti con una veemenza tale che solo il mini pimer potrebbe descriverla, se solo avesse una lingua rotante che gli permettesse di testimoniare l’accaduto. Non appena si sviluppa una <strong>purea</strong> così simpatica che non è il più il caso di accanirsi come un figlio di bagascia, mi fermo e <strong>lascio riposare per compattare 20 minut</strong>i.</p>
<p>Oltre a farmi una docile manicure, in questi venti minuti <strong>trito dei capperi e una foglia di salvia e li aggiungo a un po&#8217; di maionese allo yogurt</strong> di cui non menzionerò la marca produttrice, anche se posso dirti che ha una certa assonanza con l&#8217;assenza di capelli. La marca. La salsa mi serve per accompagnamento.</p>
<p>Bene, bene, bene, mentre mi tramuto in ecomostro che sfiata dal suo antro sacro, accendo il <strong>fornello</strong> magico, vi piazzo una <strong>padella antiaderente</strong> e, non appena è rovente, <strong>solo dopo aver prima appallottolato e poi schiacciato l&#8217;amalgama per dare una misera parvenza hamburgerica</strong>, sfrlshhhhhhhhh, <strong>sfrigolio assoluto</strong>, i due hamburger ottenuti si maritano nel più assoluto e feroce calore culinario. L&#8217;esterno si sigilla a dovere, l&#8217;interno rimane morbido, alla vista sembrano fatti di carne. <strong>Tolgo dal fuoco, un po&#8217; di sale e un filo d&#8217;olio.</strong></p>
<p><strong>Accompagno con la maionese truccata e un&#8217;insalata di lattuga romana che è sempre ben accetta.</strong></p>
<ul>
<li>In ascolto: <em>Chelsea Wolfe, Apokalyspsis</em></li>
</ul>
<p>Stay hungry, stay tunish.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Happy New Beard</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 12:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Su quasi tutti i siti si fanno bilanci. Classifiche. I film dell&#8217;anno. I libri dell&#8217;anno. I dischi dell&#8217;anno. I personaggi dell&#8217;anno. I santi del calendario. Voglio plagiarmi anch&#8217;io, ma sarò (cir)conciso. Intanto, quest&#8217;anno ho spadellato e mangiato di brutto, ciononostante rientro ancora nei jeans slim fit di H&#38;M, quindi è un&#8217;edibilità sostenibile. Più che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/happy-new-beard/&via=uomosenzatonno&text=Happy New Beard&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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<p>Su quasi tutti i siti si fanno bilanci. Classifiche. I film dell&#8217;anno. I libri dell&#8217;anno. I dischi dell&#8217;anno. I personaggi dell&#8217;anno. I santi del calendario. Voglio plagiarmi anch&#8217;io, ma sarò (cir)conciso.<span id="more-538"></span></p>
<p>Intanto, quest&#8217;anno ho spadellato e mangiato di brutto, ciononostante rientro ancora nei jeans slim fit di H&amp;M, quindi è un&#8217;edibilità sostenibile.</p>
<p>Più che dei libri letti e adorati, è stato l&#8217;anno dei libri iniziati e abbandonati strada facendo, come</p>
<ul>
<li><em>Il mago di Oz</em> di Baum</li>
<li><em>Rayuel</em>a di Cortàzar</li>
<li><em>I detective selvaggi</em> di Bolano</li>
<li><em>Il senso della frase</em> di Pinketts</li>
<li><em>Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi</em> di Robbins</li>
<li><em>Il re pallido</em> di Wallace (sì, ammetto la sconfitta, stavolta)</li>
<li><em>Lire 26.900</em> di Beigbeder</li>
<li><em>Comma 22</em> di Joseph Heller</li>
<li><em>L&#8217;eresiarca</em> di Apollinaire</li>
<li><em>Trilogia della città di K</em> di Agotha Kristoff (mi mancherebbe solo l&#8217;ultimo dei 3 romanzi, ma non c el faccio)</li>
</ul>
<p>Alcuni sono in lista per essere ripresi, altri resteranno a marcire sulle mensoline. Ne ho terminati parecchi altri, per fortuna, ma se devo menzionarne uno che mi ha letteralmente steso, quello è <span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.fandango.it/scheda.php/it/schiave-del-potere/80" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Schiave del potere</span></a></span> di Lydia Cacho: il mercato della prostituzione, con la compravendita di donne e bambine destinate al commercio del sesso e gli impressionanti giri malavitosi che vi stanno dietro. Una riflessione profonda sulla dignità del corpo e dell&#8217;anima femminile che tanti maschietti sfigatelli dovrebbero leggere in tempi di maschilismo violento dilagante.</p>
<p><strong>Disco dell&#8217;anno?</strong> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3gavvZ9U2ic" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Advaitic Songs</span></a> degli Om, senza batter ciglio (anche se quel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pKMibrA71LQ" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">The Seer</span></a> degli Swans&#8230;)</p>
<p><strong>Caciotta discografica dell&#8217;anno?</strong> Il Teatro degli Orrori e i pavoneggiamenti de <em>Il mondo nuovo</em></p>
<p><strong>Concerto dell&#8217;anno?</strong> <span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.ilcibicida.com/live-report/mark-lanegan-25032012-milano-alcatraz/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Mark Lanegan</span></a></span> all&#8217;Alcatraz di Milano.</p>
<p>Altro che Monti, la Minetti, Rihanna o Baumgartner, il personaggio dell&#8217;anno è la Sfiga da Social Network: oltre all&#8217;inquinamento di foto su Twitter, ormai saccheggiato e privato del suo significato originale dalle star che postano pure gli imperdibili attimi di sforzo water, il Frankenstein che è esploso in maniera definitiva e agghiacciante è il plagio virale degli utenti. Se prima puntavamo il dito sulla tv e la pubblicità che coniavano tanti candidati manciuriani, ora, tutti col petto gonfio della (ipotetica) libertà di espressione che i social newtork conferiscono, ci si copia e stracopia come temo (quasi) mai sia accaduto a una tale velocità, generando mode e tormentoni che non sopravvivono neanche a una stagione. Tanto di buono si sta costruendo in ambito sociale &#8211; ma diffiderei dal tirare in ballo una &#8220;autentica coscienza civile&#8221;: tanti si riempiono bocca e tastiera con ciò di cui hanno scarsa cognizione &#8211; ma temo che l&#8217;instupidimento di massa stia dilagando inesorabilmente, ognuno alla ricerca di 5 minuti di gloria e consenso.</p>
<p>Chiudo facendo ciao ciao con la manina a Pina e Grazia, che nello stretto giro di 6 mesi hanno lasciato due vuoti incolmabili. Ciao nonne.</p>
<p>Per l&#8217;anno prossimo ho già stilato la lista degli obiettivi da raggiungere, ma la terrò custodita tra le branchie. Ragion per cui, <strong>buon 2013 a tutti</strong>. E fatevi crescere tutti la barba, mi raccomando, uomini o donne che siate, chissenefotte! Per la parità dei sessi e del vello.</p>
<p><em>Stay tuna!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Spaghetti con capesante e bottarga al profumo di menta e mandarino (e peperoncino)</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2012 13:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il primo piatto non si scorta mai]]></category>
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		<description><![CDATA[Tweet Povero sgombro. Ostracizzato dallo strapotere del tonno nel Reame dello Scatolame, confinato ai margini esterni dello sguardo del consumatore che scruta perplesso la selva di offerte davanti allo scaffale, tra un Palmera e un Insuperabile e un Rio Mare e un As Do Mar e uno CheNonCostiUnCazzo. Misero Sgomrbo. Rischa l&#8217;estinzione, almeno nei mari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/spaghetti-con-capesante-e-bottarga-al-profumo-di-menta-e-mandarino-e-peperoncino/&via=uomosenzatonno&text=Spaghetti con capesante e bottarga al profumo di menta e mandarino (e peperoncino)&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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<p>Povero sgombro. Ostracizzato dallo strapotere del tonno nel Reame dello Scatolame, confinato ai margini esterni dello sguardo del consumatore che scruta perplesso la selva di offerte davanti allo scaffale, tra un Palmera e un Insuperabile e un Rio Mare e un As Do Mar e uno CheNonCostiUnCazzo.<span id="more-535"></span></p>
<p>Misero Sgomrbo. Rischa l&#8217;estinzione, almeno nei mari del nord Europa con Islanda e Isole Far Oer che s&#8217;azzannano con Norvegia e Scozia per la distribuzione delle quote di pesca in quelle acque. Qualcuno lo ha già battezzato il Panda del Mare. Po&#8217;rello. A me, per le striature del dorso, pare più un tigrotto pinnato e branchiuto. Ma questi sono problemi miei e della mia caciotta cranica.</p>
<p>Sventurato sgombro. Insignito del poco edificante status di succedaneo del tonno. Lo compri per disperazione o per sbaglio. Io per disperaglio. È la sottiletta quando manca la fontina. Il panbauletto quando glissi il panificio. Il soavello quando non hai il sofficino.</p>
<p>Disadattato sgombro. Ma, coglione, ribellati! Autoincoronati come Sovrano della Scatoleria. Di&#8217; al mondo intero che sei un pesce azzurro con tante proprietà e vitamine e proteine e colesterolo, ma quello buono. Che con i tuoi Omega3 possiamo farci le tabelline. Che non c&#8217;è tempo per le faide tra pinnuti dei mari, ma che il tonno, francamente, ti sta parecchio sulle branchie. Che le tue squame tigrate farebbero la felicità dei produttori di borsette, nonché l&#8217;accessorio perfetto per il cenone di Capodanno.</p>
<p>Pagherai a caro prezzo la tua timidezza, misero sgombro, soffrirai e ti rinchiuderai nel tuo consueto mutismo esistenziale. Mi spiace per te, sgombro, un giorno l&#8217;umanità intera ti rimpiangerà. È vero, non si è mai profeti in patria.</p>
<p>Io, però, che proverbiale Uomo Senza Tonno sono, dello sgombro detengo nello sportellino qualche riserva. Cibo d&#8217;emergenza in serate in cui la voglia di mettersi al fornello è pari a quella di correre con culo e cicì di fuori per le vie di Milano in piena notte di questi tempi. Che fa freddo. Meraviglioso, sei oh sgombro mio, quando ti estraggo tutto unto e gocciolante dalla scatoletta che spesso mi dilania un polpastrello, ti stramazzo sul piatto, ti spremo un limone addosso, ti cospargo di erba cipollina e porro affettato e ti lascio a insaporirti per una bella mezz&#8217;ora prima che le mie fauci si spalanchino per mandarti a miglior vita. Ovvero, a sguazzare tra i miei succhi gastrici. Sgombro mio, io t&#8217;apprezzo. Se mai dovessi morire, voglio risorgere come Uomo Con Lo Sgombro. Ma siccome il nome non sarebbe giocoso e giocondo come quello di cui m&#8217;effigio:</p>
<p>f</p>
<p>o</p>
<p>t</p>
<p>t</p>
<p>i</p>
<p>t</p>
<p>i</p>
<p>Chiudo qui la mia ode allo sgombro. Allaccio il grembiule di sicurezza, mi liscio la barba con gesti a metà tra il Mago Merlino e il Rasputin e aziono il fornello proprio qui mentre favello.</p>
<p>La mia calotta cranica ha elaborato siffatto primo piatto, in cui los gombro non c&#8217;entra un cazzo, mezzo marino e mezzo mandarino, affresco posttonnesco di sapori e odori un po&#8217; ihjasjbnskjfjdshsh. Rullino le macchine fotografiche, tudei ai cuc for iu òll:</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Spaghetti </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">con </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">capesante </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">bottarga </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">al </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">profumo </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">di</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">menta </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mandarino</span></strong></p>
<p>C&#8217;è anche del <strong><span style="color: #ff0000;">peperoncin</span><span style="color: #ff0000;">o</span></strong> incendia-papille che non guasta mai.</p>
<p>Perché questo crogiolo di ingredienti? La capasanta ha quel sapore tenue tendente al dolciastro che ben si combina con i sentori agrumati della scorza di mandarino. Gli accenti silvestri della mente concorrono ad elevare la capasanta al rango di dea e non più di santa. La bottarga, oltre ad avere quel mattacchione nome che è un&#8217;imprecazione travestita da Bottarga La Miseria, mi aiuta a donare la giusta sapidità al piatto, bilanciando i toni morbidi degli altri ingredienti.</p>
<p>Cincischio come sempre, e tu, lettore mio o lettrice mia che tu sia e che stai lì a stropicciarti e picchiarti e calpestarti le meningi sperando che giunga l&#8217;illuminazione definitiva sugli ultimi regali da comprare, sarai già incazzato/a come una biscia fritta, ma non ti deluderò. Giurin giurello.</p>
<p>Un. Due. Tre. Si parte. Con la lista degli <strong>ingredienti</strong>.</p>
<p>Per un solo essere umano dotato di sensi, denti, lingua e apparato digerente:</p>
<ul>
<li><em>90 g di spaghetti ruvidi di Gragnano</em></li>
<li><em>2 capesante</em></li>
<li><em>2 cucchiaini di bottarga di muggine</em></li>
<li><em>una fettina di scorza di mandarino tritata (o grattugiata)</em></li>
<li><em>2 foglie di menta</em></li>
<li><em>peperoncino rosso fresco (a piacimento)</em></li>
<li><em>3 cucchiai d&#8217;olio extra-vergine d&#8217;oliva</em></li>
<li><em>1/4 bicchiere di vino bianco</em></li>
<li><em>uno spicchio d&#8217;aglio</em></li>
<li><em>sale grosso da cucina</em></li>
</ul>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-527" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/2-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Prendo le capesante, facendo leva con un coltello estraggo dalle valve tutta la parte edibile</strong>, ovvero la <strong>noce</strong> (la parte biancastra) e il <strong>corallo</strong> (quella arancione). <strong>Le passo sotto l&#8217;acqua carezzandole leggermente</strong> per non rovinarle, <strong>le pongo su un tagliere e le riduco a tocchetti non troppo piccoli</strong>.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-528" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/4-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Mandarino</strong>: ricavo col coltello una piccola fetta dalla scorza seguendo la forma ovale del frutto. La trito.</p>
<p><strong>Menta</strong>: la sciacquo, la ascigiugo. La trito.</p>
<p><strong>Peperoncino</strong>: ne taglio un pezzo da un cornetto. Lo trito.</p>
<p>Ho tritato il tritabile.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-529" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/3-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>In padella</strong>, <strong>uno spicchio d&#8217;aglio in camicia si scalda a fiamma bassa su un comodo letto oleoso</strong>. Quando sento che l&#8217;applausometro dello sfrigolio dell&#8217;olio inizia ad elevarsi, ta-dàn, <strong>le capesante si gettano</strong> volontariamente e in completa autonomia, spintonandosi l&#8217;un l&#8217;altra <strong>nel suddetto olio</strong>, facendosi una gitarella tra i grassi saturi. Sfrigola di qua, sfrigola di là, per arricchirne il sapore, <strong>le annego con uno tsunami di vino bianco. Alzo la fiamma e se ne stanno lì per 5 minuti, finché la parte alcolica del vino non evapora del tutto. Due minuti prima che il brodino si restringa completamente, aggiungo un cucchiaino di bottarga. Lego per bene e tolgo dal fuoco e aggiungo il peperoncino fresco, che ho già tritato</strong>. E tolgo anche lo spicchio d&#8217;aglio, che ha già la camicia sbottonata.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-530" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/5-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>In pentola l&#8217;acqua fa le bolle. È pronta, già dotata di sale grosso, ad accogliere come un padre speranzoso riabbraccia il figliol prodigo, <strong>gli spaghetti di Gragnano</strong>, che hanno una tenuta in cottura meravigliosa.</p>
<p><strong>La pasta è quasi cotta al punto giusto, è quasissimo al dente</strong>.<strong> La scolo non prima di aver separato 3 cucchiai dell&#8217;acqua di cottura e averli versati nella padella con le capesante</strong>. <strong>Dove ora schianto gli spaghetti e a fiamma alta, li salto per bene, aggiungendo un altro cucchiaino di bottarga. Un paio di minuti in modo che gli spaghetti terminino la cottura e raggiungano la perfetta consistenza e tolgo dal fuoco</strong>.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-531" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/6-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Al meretricio di sapori <strong>s&#8217;aggregano la scorza di mandarino e la menta, entrambe trite</strong>. Entrambe attratte dal capesantismo, nuova corrente religiosa dove si muore dopo 33 giri di forchetta e si risorge con un digestivo ghiacciato. Mescolo per bene.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-532" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/7-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Col mio fido forchettone annodo gli spaghetti e li dispongo in una delle valve di capasanta che ho ben pulito e posto al centro di un piatto da portata con intorno spicchi di mandarino e foglie di menta, giusto per gettare il guanto di sfida ai coreografi del Teatro Ariston di Sanremo, che dovrebbero farsi da parte non prima di avermi pagato fior di denari. Non 30, però, non mi piacciono i Giuda.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-533" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/12/8-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><strong>Il Disconsiglio</strong></span>: un amico me ne fece ascoltare qualche scampolo un paio di giorni fa. Tutto ciò che è jazzato si coniuga alla meraviglia con il buon cibo e il buon vino. Lei è strepitosa come una capasanta, quindi perché non far volteggiare le note di: <span style="color: #ff0000;"><strong>Esperanza Spalding</strong></span>, <strong><em><span style="color: #ff0000;">Esperanza</span></em></strong>, annata 2008.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Inguine allo Scoglio #9: Caponata di carciofi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 21:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Autunno, le melanzane sono bandite dalla dieta dell&#8217;Uomo Senza Tonno. Una senza possibilità di revoca. Ma durante il freddo, rinunciare all&#8217;agrodolce di una sonora caponata è un flagello inaccettabile. Scervellandomi e battendo la testa branchiata su ogni muro di Milano, ho preso la decisione pinnata più appetibile e abbordabile. E stagionalmente compatibile. Si può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/caponata-di-carciofi/&via=uomosenzatonno&text=L'Inguine allo Scoglio #9: Caponata di carciofi&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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<p>Autunno, le melanzane sono bandite dalla dieta dell&#8217;Uomo Senza Tonno. Una senza possibilità di revoca. Ma durante il freddo, rinunciare all&#8217;agrodolce di una sonora caponata è un flagello inaccettabile.</p>
<p>Scervellandomi e battendo la testa branchiata su ogni muro di Milano, ho preso la decisione pinnata più appetibile e abbordabile. E stagionalmente compatibile. Si può scrivere <em>stagionalmente</em>?<span id="more-517"></span></p>
<p>Caponata di zucchine? Mavatinni!</p>
<p>Caponata di cavolo? Suca!</p>
<p>Caponata di legumi? Sono già fuggito da Petolandia!</p>
<p>Caponata di tua sorella? Magari!</p>
<p>Il Carciofo fu selezionato. Invincibile eroe di cene autunnali-barra-invernali. Ecce Homo, lui sostituisce la defezionaria melanzana, con l&#8217;augurio che torni presto, cioè per la prossima estate.</p>
<p>Da dove comincio? <strong>Dal carciofo</strong>.<strong> Ne prendo 6</strong>, quindi carciofI, perché la caponata va mangiata per più giorni: più fredda e &#8220;invecchiata&#8221; è, più il palato intona canti di giubilo.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Pulizia</span></strong>: taglio i gambi e li pelo e li riduco a tocchetti. Elimino le foglie esterne, seziono il cuore in quattro parti, tolgo la barba centrale e le foglie interne con la spina. Taglio a fette e immergo tutto in acqua acidulata con succo di limone per non alterare colore e sapore.</p>
<p><strong>Affetto due cipolle rosse, due gambi di sedano</strong>. In una pentola abbastanza capiente cper capire le mie esigenze di Uomo Senza Tonno con le voglie di caponata impresse sulle lische <strong>soffriggo</strong> sia cipolla che sedano <strong>per 4 minuti</strong>.</p>
<p><strong>Aggiungo i carciofi e faccio rosolare per una decina di minuti a fiamma vivace e con la pentola incoperchiata</strong>: col vapore si ammorbidiscono ma senza perdere la punta croccante.</p>
<p><strong>Aggiungo adesso la polpa di pomodoro, una bottiglia intera e successivamente 3/4 della stessa bottiglia di acqua. Fiamma alta, lascio andare finché la salsa non si sarà sensibilmente ridotta e l&#8217;acqua evaporata del tutto</strong>.</p>
<p>Da questo istante in poi verranno scritti sublimi momenti di inusitata poesia palatale. <strong>Prima i capperi</strong> fanno la loro comparsa con sillabe sapide strepitose, <strong>poi le olive</strong>, con endecasillabi maestosi.</p>
<p>Il cantico s&#8217;insaporisce e s&#8217;invigorisce. Giunse l&#8217;ora dell&#8217;<strong>Agrodolce</strong>, ascensione verso il Pantheon dell&#8217;estasi. Il momento è ieratico e il mondo tutt&#8217;intorno s&#8217;arresta, i respiri sospesi nell&#8217;aria inerti, l&#8217;asse terrestre arresta la rotazione.</p>
<p><strong>Verso meno di un bicchiere di aceto di vino rosso con un cucchiaio di zucchero sciolto. Lascio che il destino dell&#8217;agrodolce si compia e che l&#8217;acidità abbandoni questo piatto</strong>.</p>
<p>Voilà. <strong>Rifinisco con della menta</strong>. C&#8217;è chi ci metterebbe l&#8217;alloro, ad esempio mia madre. Ma sono un marmocchio disobbediente, nonostante la ami alla follia. La mamma, of course. (anche papà).</p>
<ul>
<li>In ascolto: <em>Tori Amos, Little Earthquakes</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Inguine allo Scoglio #8: Tortino di sarde e patate</title>
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		<comments>http://www.uomosenzatonno.org/tortino-di-sarde-e-patate/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Nov 2012 20:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Inguine Allo Scoglio]]></category>
		<category><![CDATA[cena]]></category>
		<category><![CDATA[cocotte]]></category>
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		<category><![CDATA[il signore degli anelli]]></category>
		<category><![CDATA[inguine allo scoglio]]></category>
		<category><![CDATA[marco giarratana]]></category>
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		<category><![CDATA[sarde]]></category>
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		<description><![CDATA[Tweet Prima che l&#8217;Uomo Senza Tonno venga dichiarato fuori legge per detenzione di ingenti quantità di aria nel proprio corpo dopo una settimana depurativa a base di lenticchie, fagioli, broccoli e ceci, ingredienti melodici che hanno dato vita a festose sinfonie nei giorni scorsi, costui si dedica alla costruzione di piani e piani di tortini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/tortino-di-sarde-e-patate/&via=uomosenzatonno&text=L'Inguine allo Scoglio #8: Tortino di sarde e patate&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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<p>Prima che l&#8217;Uomo Senza Tonno venga dichiarato fuori legge per detenzione di ingenti quantità di aria nel proprio corpo dopo una settimana depurativa a base di lenticchie, fagioli, broccoli e ceci, ingredienti melodici che hanno dato vita a festose sinfonie nei giorni scorsi, costui si dedica alla costruzione di piani e piani di tortini marinari. La domenica è il giorno in cui lui, l&#8217;Uomo Privo di Tonno e le sue branchie affrontano angosciosi pensieri rimasti nascosti per l&#8217;intera settimana e per sfuggirvi si rifugia nell&#8217;atletica fornelleria che tanto gli aggrada.<span id="more-507"></span></p>
<p>Per la serie &#8220;L&#8217;Inguine allo Scoglio&#8221;, ormai rubrica ben più nota di quelle che germogliano come funghi velenosi a corollario d&#8217;ogni tg, l&#8217;Umano Senza Pesce in Scatola elabora un <span style="color: #ff0000;"><strong>Pasticcio di Sarde e Patate</strong></span>.</p>
<p>Gnamme, direbbero gli antichi.</p>
<p>Dopo averli comprati o pescati, <strong>pulisco</strong> <strong>400 g di sarde</strong>: desquamati passando il coltello sulla loro superficie, ai giovani cadaveri di pesce azzurro pratico un&#8217;agevole incisione nel ventre da cui estraggo le viscere, poi stacco la testa e la pinna dorsale. Il festival truculento prosegue con l&#8217;<strong>apertura a portafogli</strong> delle carcasse, a cui tolgo anche spina dorsale e coda. Bene, la mattanza è compiuta.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/12.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-509" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/12-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Dispongo in un piatto e verso dell&#8217;aceto di vino rosso. Faccio marinare per 15 minuti.</strong></p>
<p><strong>Pelo 2 patate</strong> senza pelarmi il pollice opponibile, <strong>taglio fettine moooooooooooooooooooooooooolto sottili.</strong> In una <strong>padella con olio di semi girasole e qualche rametto di timo</strong>, le <strong>(sof)friggo</strong> giusto il tempo di dorarle-barra-marroncinizzarle. Asciugo con carta assorbente e spargo un po&#8217; di sale.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/22.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-510" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/22-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Rompo 2 uova</strong> non nel paniere ma nel piatto, <strong>aggiungo mezzo cucchiaio di pecorino, del sale e del pepe nero e batto per bene con la frusta</strong>, come se fossero tutti miei schiavi e io un colonizzatore ispanico. Vamos, diobòn.</p>
<p>Tutto è pronto, il destino è computer.</p>
<p><strong>Prendo due cocotte</strong>, le uniche che ho, ne <strong>imburro le pareti e passo su del pangrattato</strong>. <strong>Comincio a creare piani su piani su piani su piani</strong> neanche fossi in <a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845900419" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Flatlandia</span></a>. Parto dal basso con le patate, poi le sarde ben asciutte, poi le patate, le sarde, le sarde, le sarde, le patate, fine.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/32.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-511" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/32-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Verso l&#8217;uovo in entrambe le cocotte per compattare i pasticci. In superficie spolverizzo con l&#8217;ennesima razione di pangrattato e guarnisco con fiocchi di burro.</strong></p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/42.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-512" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/42-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Metto in forno a 180° per 20 minuti</strong>.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/62.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-513" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/62-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Il pranzo di domani per l&#8217;ufficio è pronto. Vi salutai.</p>
<ul>
<li>In ascolto: <em>Lou Barlow, Emoh</em>.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carbonara di tonno. Storia di un incontro, di un sacrificio, di una cover</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 15:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcogiarratana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il primo piatto non si scorta mai]]></category>
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		<category><![CDATA[altare]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara di tonno]]></category>
		<category><![CDATA[carbonara ricetta tradizionale]]></category>
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		<category><![CDATA[rolling stones]]></category>
		<category><![CDATA[sacrificio]]></category>
		<category><![CDATA[susanna and the magical orchestra]]></category>
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		<description><![CDATA[Tweet Nel gorgoglio transumante di corpi che affollavano le strade specchiandosi nelle vetrine e saturando l&#8217;aria con frasi ovvie sul più e sul meno e sul diviso e sul moltiplicato, lo avvistai. Era uno di quei giorni senza alcuna pretesa in cui ogni casuale incontro è un crocevia che rivolta gli eventi. Faceva finta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.uomosenzatonno.org/carbonara-di-tonno-storia-di-un-incontro-di-un-sacrificio-di-una-cover/&via=uomosenzatonno&text=Carbonara di tonno. Storia di un incontro, di un sacrificio, di una cover&related=:&lang=en&count=horizontal" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div><div id="fcbk_share"><div class="fcbk_button">
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									</div></div><p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/61.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-493" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/61-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Nel gorgoglio transumante di corpi che affollavano le strade specchiandosi nelle vetrine e saturando l&#8217;aria con frasi ovvie sul più e sul meno e sul diviso e sul moltiplicato, lo avvistai. Era uno di quei giorni senza alcuna pretesa in cui ogni casuale incontro è un crocevia che rivolta gli eventi. Faceva finta di nulla ma contraeva i muscoli del viso trattenendo un sorriso di imbarazzo. Nonostante l&#8217;ora pomeridiana, indossava un frac. L&#8217;abito da gran cerimonia liberava la pinna dorsale, che ondeggiava, anzi no, scodinzolava.<span id="more-492"></span></p>
<p>Il Tonno in Frac passeggiava in mezzo agli umani e nessuno lo degnava di uno sguardo. Fumava una sigaretta rollata in squame di sgombro. Il fumo emergeva in nuvolette spumeggianti dal suo antro, neanche fosse una balena bianca.</p>
<p>Accelerai il passo e lo fiancheggiai. Mi avvicinai, lui si voltò e capì. Sapeva che il nostro incontro ne avrebbe compiuto il destino. Ci guardammo, ci annusammo, ci riconoscemmo.</p>
<p><em>Ta-dan</em>, gli ghignai tra i denti.</p>
<p><em>Ri-tar-da-to</em>, mi rispose cortese.</p>
<p>Non lo mandai affanculo per non ostacolare i mutamenti di lì a venire, ma gli avrei infilato la motrice di un tir su per il culo. Il Tonno in Frac, ignaro del truculento flusso dei miei pensieri, non disse nulla, conosceva alla lettera quale maledizione apparteneva alla sua stirpe. I suoi antenati c&#8217;erano passati tutti. Sapeva che anche lui aveva un mastino che vagava nella brughiera e che gli stava con il fiato sul collo e non attendeva altro che braccarlo. Il mastino ero io, l&#8217;Uomo Senza Tonno, infelice romingo senza più scatolame in dispensa.</p>
<p>Tirò un&#8217;ultima boccata alla sigaretta e la spense con la pinna. Mi fece un cenno col capo e fu lì che misi in atto il piano. Sapeva a cosa andava incontro. Gli cinsi il busto avvolto in quel pregiato tessuto che puzzava di porto e reti intrecciate e bagnate e banco frigo e di altro schifidus assortito, e lo caricai in spalla emettendo un suono di sforzo come quelli che si fanno sul Trono al mattino. Ma non fuoriscì nulla dal mio corpo. Proseguii a passo deciso per il lungo viale schivando gli umani che mi venivano incontro, pupazzi di una casa stregata in un luna park di shopping.</p>
<p>Il Tonno in Frac era un arco pinnato sulla mia spalla, la forza di gravità lo reclamava sorda alla mia fatica e sorda ai discorsi dei passanti che mi stavano avanti e che ciarlavano di scarpe, griffe, graffi e graffette e dovetti farmi largo con un peto nucleare per toglierli di mezzo. Lui, il Tonno in Frac, non muoveva una pinna, ansimava soltanto e mugugnava qualcosa di marinaresco. Una preghiera, forse. O vilipendeva qualche santo a caso del calendario. Più probabile.</p>
<p>Giungemmo di fronte al portone della mia dimora, una gran cassa cardiaca di puro death metal mi pulsava nello sterno e l&#8217;affanno mi riportò in bocca il vago alone ferroso del sangue. Feci scendere dalla spalla il Tonno in Frac, che era muto ma tremava un po&#8217;.</p>
<p>Salimmo nel Tempio dell&#8217;Uomo Senza Tonno e lo condussi nelle segrete, dove da tempo avevo allestito l&#8217;altare dove si sarebbe consumato il Sacrifizio.</p>
<p>Accesi incensi e candele e la lama del coltello sul piano dell&#8217;altare scintillò. Quando la vide, il Tonno in Frac sussultò ma mantenne poi la calma. Gli presi le pinne e lo fissai negli occhi, vivi e luccicanti che ne garantivano la freschezza. Lui boccheggiò e si guardò intorno. Notò tra le pareti i dipinti dei suoi avi sacrificati da precedenti Uomini Senza Tonno, di cui io sono l&#8217;ultimo esponente ancora in vitaa. Tonni in parrucche settecenteche, tonni in divise militari, tonni secessionisti con lunghi basettoni e menti caprini abramolincolniani. Tonni col culo di fuori gossippati in vacanza a Formentera. Riconobbe alcuni suoi prozii, già belli e digeriti decenni e decenni fa.</p>
<p>Il Tonno in Frac conosceva la pratica. Si tolse l&#8217;abito e rimase ignudo. Il tremolio delle fiammelle a forma di mandorla delle candele rilucevano sulla sua livrea argentata.</p>
<p>Intorno a noi un silenzio spugnoso, disturbato dallo scoppiettio del liquido branchiale del Tonno Non-Più in Frac e dal suo affanno, quasi asmatico. Avevo il cuore che sferzava dall&#8217;emozione e il suo profondo tamburellare mi salì fino alle orecchie, brutalizzava i timpani.</p>
<p>Giunse l&#8217;ora.</p>
<p>Sentivo il peso della Storia su di me. L&#8217;ultimo Uomo Senza Tonno di fronte all&#8217;ultimo Baskerville dei Tonni.</p>
<p>Impugnai il coltello. Dovevo solo ricavarne un filetto a vivo dal costato e attendere che il Tonno esalasse lentamente affinché il suo spirito venisse ghermito da quelli degli avi della mia stirpe, che lo avrebbero ripartito in diverse scatolette da vendere alla Nostromo.</p>
<p>Non dovetti dire nulla, lui m&#8217;offrì il costato, io affondai la lama, il sangue vivo zampillò, eresse di scatto la pinna dorsale, strinse i denti ma non disse un cazzo.</p>
<p>Il fato s&#8217;era compiuto. Incisi con forza e tirai fuori il Filetto. Feci un rutto e mi grattai l&#8217;ascella. Il nuovo deodorante mi procurava irritazioni.</p>
<p>Lui barcollò e cadde a terra, stavolta immobile. Mi aspettavo urla di orrore e smorfie di acuto dolore, emorragie e una lunga ed estenuante agonia. Ma il Tonno esalò in fretta.</p>
<p>Mi voltai verso l&#8217;altare per innalzare canti di giubilo e officiare l&#8217;ultimo passo del rituale dell&#8217;Estrazione del Filetto. Ero giunto alla recitazione degli ultimi versi dell&#8217;oscuro manoscritto quattrocentesco <em>E Tonnibus Unam</em> quando qualcosa alle mie spalle si mosse.</p>
<p>Il Tonno Non-Più in Frac era dritto come un furetto e rinsavito. La ferita rimarginata, nessuna goccia di sangue a venarne la livrea.</p>
<p>Mi fissò col suo sguardo austero da pesce bollito, l&#8217;occhio attento e globulare. ISi avvicinò, si inumidì le le labbra con la lingua tonnesca, prese un lungo respiro e, col suo alito rancido da abisso pieno di calamari deceduti, disse: <em>Caro Uomo Senza Tonno delle mie gran palle, capisco la solitudine e l&#8217;immensa mancanza che affligge te e tutti quegli stronzi della tua stirpe che compiono questa mattanza contro gli esponenti della mia, di stirpe, ma a me di tutta sta faccenda non me ne fotte proprio un cazzo. Ti confesso che darti un filetto non mi costa nulla poiché assumo quoditidanamente delle fialette che mi permettono di rigenerare le cellule del corpo e, quindi, quando ne perdo un pezzo, questo ricresce poco dopo come la coda di una lucertola. Uomo Senza Tonno, io il Tonno te l&#8217;ho dato, ma l&#8217;intero Sacrifizio, scusami se te lo dico, ma Stocazzo che lo faccio. Quindi, beccati questo e ti saluto con una sonora pernacchietta.</em></p>
<p>Il <em>beccati questo</em> era un bel medio che si ergeva dalla pinna laterale destra. Spernacchiandomi e deridendomi, il Tonno Non-Più in Frac raccolse il frac e guadagnò l&#8217;uscita. Si salvò grazie a questo astuto stratagemma.</p>
<p>Deluso dal fallimento, non avendo più un Tonno intero da sacrificare agli avi, per sfuggire all&#8217;ira degli spiriti, presi il Filetto rimasto e corsi nel mio laboratorio fornellesco, dove potei quindi elaborare una Soluzione Alternativa all&#8217;immolazione mancata.</p>
<p>Pensai alle cover. Lanegan che rifà <span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=uB0mCOTU7Bs" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Carry Home e la ripulisce</span></a></span>. Susanna And The Magical Orchestra che annienta la potenza di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ma_RMAMdFVM" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">It&#8217;s A Long Way To The Top degli Ac/Dc</span></a>. Gli A Perfect Circle che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dunKAwRN3P8" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">drammatizzano l&#8217;inno alla pace più famoso</span></a>. Johnny Cash che conduce il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=o22eIJDtKho" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">dolore nineinchnailsiano nella desolante campagna americana</span></a>. Capolavori di reinterpretazione, seppur senza violare uno stretto rapporto con la matrice.</p>
<p>Bene, in casa dell&#8217;Uomo Senza Tonno ma con un Filetto di Tonno davanti gli occhi, giunge il momento di <strong>coverizzare la famosa e immortale e tuttoquelchediavolovolete Carbonara</strong>.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Cucinare una Carbonara è come coverizzare I Can&#8217;t Get No Satisfaction</span></strong>: tutti dicono di saperla suonare, è facile come il riff palindromo scoccato dai polpastrelli di Keith Richards, ma alla fine spesso il risultato è penoso. O quasi.</p>
<p>Confessa. Quante carbonare notturne di emergenza alcolica hai ingurgitato con cipolla bruciacchiata e prosciutto a cubetti scadente e scaduto? E quante con l&#8217;uovo stanto coagulato da generare un tortino, un&#8217;omelette, un ovetto strapazzato con gli spaghetti in mezzo?</p>
<p>Ecco, confessa.</p>
<p>Coverizzo la Carbonara, elaborando una <strong><span style="color: #ff0000;">Carbonara di Tonno</span></strong>. Mantenendo però il procedimento tradizionale.</p>
<p>In primis, colgo <strong>il Filetto del Sacrificio</strong>, ovvero lui, il Pomo della Discordia</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/11.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-494" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/11-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>e <strong>lo taglio a tocchetti di medie dimensioni</strong>. <strong>Preparo un trito di cipolla che rosolo in padella con dell&#8217;olio extra-sfregiato d&#8217;oliva e che successivamente stufo con del vino bianco</strong>. Poco.</p>
<p><strong>Aggiungo i tocchetti di tonno</strong>, che faccio <strong>rosolare e insaporire per bene per 5 minuti tondi</strong>, non di più e tolgo dal fuoco.</p>
<p>Firulì, firulà, ululì, ululà, <strong>rompo un uovo intero</strong> <strong>e poi un altro da cui ricavo solo il tuorlo</strong> e sbatacchio il tutto in un recipiente. <strong>Gli ovetti si fanno fustigare con cura</strong>, sbattuti come due wrestler senza alcuna capacità di reazione.</p>
<p>Giunge il momento in cui i puristi della Pasta Col Pesce insorgono. Sì, <strong>seguire la ricetta tradizionale significa aggiungere alle uova il <span style="color: #ff0000;">Pecorino</span></strong>. <strong>E un cucchiaino e mezzo fu</strong>. Me ne dolgo, anche io non compio tali scempi di norma, ma se Carbonara deve essere, avete poco da lagnarvi.</p>
<p><strong>Incorporo con altre frustate degne di uno schiavo biblico e metto da parte</strong>.</p>
<p><strong>Gli spaghetti stanno già contorcendosi in pentola con acqua bollente e, una volta giunti alla consistenza post-gengivale, ovvero quella Al Dente, spegno la fiamma e <span style="color: #ff0000;">non li scolo</span></strong>. No no. <strong>Mi armo di forchettone e li tiro fuori ancora gocciolanti e li travaso nell&#8217;insalatiera con le uova e il pecorino</strong>. <span style="color: #ff0000;"><strong>L&#8217;acqua di cottura mi consente di coagulare un po&#8217; l&#8217;uovo ma senza ridurlo allo stato di omelette, garantendo la cremosità</strong></span> che in molti raggiungono aggiungendo della panna. Preferirei radermi la barba del tutto piuttosto che aggregare della panna da cucina in una Carbonara.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/31.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-496" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/31-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>Amalgamo gli spaghetti con l&#8217;uovo e il pecorino molto rapidamente e aggiungo il tonno a tocchetti, insieme all&#8217;olio di cottura e alla cipolla soffrittastufata. Incorporo come si deve e macino del pepe nero.</strong></p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/41.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-497" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/41-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Il mare tonnaresco diventa colesterolico e violento se combinato con l&#8217;ovetto pecorinato. Chi diffida smetta di diffidare, i cubetti di tonno cotto sono carnosi e danno una sontuosa consistenza al piatto. Ma, sia chiaro: non sia mai una Carbonara di Tonno fatta con le scatolette. Che gli avi dell&#8217;Uomo Senza Tonno vi fulminino seduta stante.</p>
<p><a href="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/51.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-498" title="" src="http://www.uomosenzatonno.org/wp-content/uploads/2012/11/51-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong><em>Stay tuna.</em></strong></p>
<ul>
<li>In ascolto: <em>David Bowie, Hours</em></li>
</ul>
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